HOWARD JACOBSON UN AMORE PERFETTO PDF

Who among us is so certain of our identity? Man Booker prize Awards and prizes Fiction Booker prize interviews. Motion rightly said of Jacobson on Tuesday night: Nov 03, Richard rated it liked it. Instead, the author and journalist is obliged to spend most of this week in a stuffy room in London fielding questions from the likes of me. This book was aomre and fucked-up and ultimately quite tragic, and i cannot imagine a single person i would recommend it to okay maybe just one, maybe but i absolutely loved it. Mar 28, Amber rated it liked it.

Author:Brakazahn Arashigul
Country:Kosovo
Language:English (Spanish)
Genre:Relationship
Published (Last):12 May 2019
Pages:82
PDF File Size:16.50 Mb
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ISBN:164-5-73740-448-1
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Marius il cinico. Le donne lo trovavano attraente, scambiando la loro incertezza per la sua. Oggi siamo tutti fondamentalisti, gli atei come i credenti.

In entrambi i casi si richiede devozione. A ciascuno il suo dio. Si dice che la fede renda forti. La mia fede era di ben altro genere. Io credevo per indebolirmi. Comunque sia, era alle quattro. Io ero il marito. Ma alcuni dei presenti alla sepoltura avevano scelto di vivere in quel luogo dimenticato dalla speranza.

Per contribuire alla loro prematura inumazione, suppongo. Una tale apocalittica impazienza. Masochisti che non siamo altro! Nei nostri letti, per esempio. Nella persona amata stesa accanto a noi. Ogni volta che donavo il cuore e la mente, credevo di averli persi per sempre. Devo aver ravvisato in lui il complemento pornografico delle mie brame non ancora del tutto definite.

Dal suo contegno al funerale era impossibile dire se fosse uno dei parenti stretti del defunto. La sua sofferenza, ammesso che di sofferenza si trattasse, era di ordine diverso. Avevo conosciuto il morto per affari. Ero venuto da Londra per valutarla, ma le trattative non avevano dato alcun esito. A suo modo fu una fortuna, dato che il professore non voleva davvero separarsi dai suoi libri, per quanto malridotti. Era uno dei delusi della vita.

E attaccare discorso direttamente con lui era impensabile. Era caparbiamente chiuso a ogni contatto visivo o presentazione, almeno quanto la salma stessa. Dire che era allegro sarebbe eccessivo, ma si era fatto animatamente inavvicinabile, invece che solo inavvicinabile.

Da lui sembrava scaturire un fuoco freddo, come le scintille da una stellina di Natale. Personalmente, non avendo un animo da predatore, mi sentivo intimorito da lui. Ma essere belli significa anche questo, immagino: infondere paura. Ma forse ero io a fraintendere. Ridevano con un trasporto che sarebbe stato oltraggioso persino a un ballo delle debuttanti, figuriamoci a un funerale. In ogni modo, non fu questo il caso. Che intenzioni aveva? Le quattro. Ma non Marius. O forse sono semplicemente bravo a vedere quel che voglio vedere.

Sono un intenditore in materia. Potrei scrivere un trattato di mille pagine, in una dozzina di lingue, alcune delle quali morte, sulla differenza tra la puntura e il conseguente bruciore. Sarei tentato di chiedere se esistano altre categorie di classici. Non conosco distinzione tra letteratura e vita.

Ma nella vita non era mai stato diverso per me. Un vago sesto senso mi spinse a rimanere a Much Wenlock. Non certo il desiderio di andare a far baldoria, anche se era un sabato sera. Ordinai dei tramezzini in albergo e li mangiai in camera. Ma la stortura del posto si accordava al mio umore. Ero scombussolato. Fui risvegliato dal suono delle campane domenicali. Un sole beffardo si insinuava tra le tende. Il vecchio era stato seppellito e la vita poteva ricominciare.

Altri devono viaggiare per soddisfare questi bisogni; a noi bastava allungare una mano. E non si riferiva a mia madre.

Ero cotto. Come avrei scoperto, non era il tipo. Non possedeva nulla di scollato. Nel momento in cui si sedette, comunque, dovetti distogliere lo sguardo per non restare accecato. E la sua era una calda risata da contralto, piena di bassi, evanescente e materiale al contempo, come tutto in lei, in grado di evocare risate di estati da tempo trascorse o ancora da venire.

Non so come la vedesse Victor, ma ai miei occhi il trasloco appariva come una sorta di pensionamento. Siamo a tutti gli effetti degli impresari di pompe funebri. Fu durante una di quelle serate che Victor mi propose di andarlo a trovare a Cookham. Il pretesto fu quello dei miei studi. Da giovane aveva studiato lettere classiche al Balliol College, e probabilmente io avrei fatto lo stesso. Riempii una valigia, ricordandomi di portare una giacca e una cravatta per cena e pantaloni di flanella leggeri per andare a vogare, presi il treno da Paddington a Maidenhead e tesi la mano come un esperto viaggiatore quando Victor mi venne incontro lungo la banchina.

Uomini che portavano incisi sul volto i propri sentimenti di perdita. Volendo dimostrare che capivo perfettamente cosa intendeva, chiesi se non potesse essere proprio questo a rendere i dipinti tanto sensuali. Del mondo delle passioni non sapevo ancora nulla. Avevo letto molto, tutto qua. Ed ero uscito con la figlia di un insegnante di violoncello che mi aveva scaricato per qualcuno conosciuto mentre io le tenevo la mano al cinema.

Da allora lo colsi diverse volte a osservarmi di sottecchi, come se non fosse sicuro di aver fatto la cosa giusta invitandomi. O forse era il contrario, pensava di aver fatto esattamente la cosa giusta. Quando non mi guardava di sottecchi, io guardavo di sottecchi lui. Solo la testa pareva contare, ma aveva un aspetto terribilmente deteriorato: borse sotto gli occhi, peli che gli spuntavano a ciuffi dalle orecchie e dalle narici, le vene rotte sulle guance arrossate come per la troppa esposizione al sole di campagna, la nuca che iniziava a formare piccole pieghe sopra il colletto della camicia.

Per ragioni che non avrei saputo e non so spiegare, sperai di diventare come lui un giorno. E con una pena segreta che era anche un inspiegabile motivo di soddisfazione. Non incontrai la signora Gowan la mia prima sera a Cookham. In casa regnava il silenzio di una donna che non si sentiva abbastanza in forze per vedere nessuno.

Cosa importa, dico io, che fine fa il nostro seme. Che il seme degli altri mi scavalchi pure se la loro biologia glielo impone. Ecco la mia risposta alla convinzione di Marius che il genere umano fosse spacciato. Domande, sempre domande. Ci consumiamo tra le fiamme come la fenice.

Non abbiamo seguaci, non apparteniamo ad alcuna setta e non siamo schiavi di nessun sistema di credenze, sempre che una moglie non sia un sistema di credenze. Le persone che vengono da noi si guardano intorno prima di entrare e fanno lo stesso quando se ne vanno, come uomini che abbiano paura di essere sorpresi a bighellonare nei pressi di un bordello.

Sono cresciuto in mezzo ai libri antichi e mi sento a mio agio tra di essi. La vendita la lascio in gran parte ai dipendenti. Lo so, non tutti la vedono a questo modo. Ognuno ha le sue malattie. Non sto tergiversando. Entrambe le opzioni, a loro modo, mi stimolavano. Se parliamo di semplice gelosia, allora naturalmente il singolo amante mi teneva per la gola come il branco non fece mai.

Dove lui andava, andavo anche io. Devo continuare? Da solo, ero mai entrato dentro Marisa con lo stesso trasporto con cui ci entravamo insieme? Ma anche se ci conoscevamo, non volevo saperlo e non avrei rimproverato a Marisa la sua scelta. A contare era lei, non lui. La storia che davvero mi avvinceva era la storia di come Marisa allungava la mano per prendersi un amante, e poi diversi amanti, indipendentemente da chi fosse ognuno di loro.

O addirittura che ne fosse innamorata? E non esito a definire amore questo incessante, febbrile interrogare.

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